Mercoledì scorso non sarei mai uscita dalla
piscina... Per la prima volta mi sono sentita davvero
a mio agio, e Lenticchia con me. Ci siamo divertiti un mondo. Il tutto grazie a
due letture fondamentali e ad un
allenamento intensivo: in 8 giorni, infatti, l'ho portato in piscina ben quattro volte! Ma è stato un caso eccezionale, non vi preoccupate... non intendo trasformarlo in pesciolino!
Cominciamo dalla
teoria. I manuali - che consiglio - sono "
Waterbaby - Come un pesce nell'acqua" di Lauren Heston e "
Aquananda acquaticità per bambini - Un percorso di sviluppo per i primi anni di vita" di Boris Guinzbourg e Andrea Lucca.
Il primo è forse più "tecnico", con esercizi ben spiegati e illustrati da proporre nell'arco di nove mesi. L'obiettivo è anche di insegnare al bambino a salvarsi in caso di caduta accidentale, dotandolo degli strumenti fisici e psicologici per, ad esempio, aggrapparsi ad un oggetto.
Il secondo, invece, lo potrei definire più "filosofico". Ma anch'esso prevede una parte pratica di esercizi.
Insomma, sono complementari.
E grazie a queste letture ho potuto notare, nel giro di pochi giorni, dei
progressi incredibili. Soprattutto per quanto riguarda il piacere di Lenticchia nel giocare e muoversi in acqua.
Cominciamo da
mercoledì 9 maggio. Vado nella
piscinetta dove tutto è lasciato più all'iniziativa individuale (più che altro le mamme chiacchierano tra loro tenendo i bimbi in braccio). Lenticchia ormai è un mese e mezzo che si deve accontentare di questi superbagnetti e io sono un po' stufa, così decido di fare un tentativo un po'
hard: semplicemente, lo tengo di fronte a me, con le mie mani sotto le sue ascelle, conto 1 - 2 - 3 e lo
caccio brutalmente sott'acqua, così, in verticale. Appena riemerge scoppia a piangere. Normale, mi dico. Lo distraggo un po' proponendogli diversi giochini (tipo paperelle) ma lui li disdegna con aria di superiorità. Nella mezz'ora successiva gli ripropino la stessa immersione brutale altre quattro volte. Anche i bambini, nel loro piccolo, s'inc@zzano, e Lenticchia a quel punto si è inc@zzato parecchio, con un
pianto disperato. Lì ho capito di aver esagerato...
Sabato 12 maggio è la volta dell'
altra piscina, più grande, con tanti bimbi (e genitori, quasi tutti in coppia) e diversi istruttori, ma con l'acqua più fredda e soprattutto un rimbombo micidiale. Mi sento un po' in colpa per la brutta esperienza precedente e quindi scelgo un approccio super
soft, trascinandolo semplicemente in lungo e in largo per la vasca e proponendogli vari
giochini, ma senza un grande successo. Esco prima che comincino le canzoncine, perchè ho capito che l'
eccessivo rumore lo disturba.
Domenica 13 maggio torno nella
piscinona per un recupero. Lenticchia sembra aver superato lo
choc delle immersioni "a tradimento" e ci riprovo, ma con l'assistenza di un istruttore. La sua tecnica è questa: mi devo immergere due volte prima io con la testa, tenendo il bimbo fuori davanti a me, e la terza si deve
andare giù assieme, per tre o quattro secondi. Provo, e Lenticchia piange. Ma si riprende quasi subito, grazie a un giochino che - finalmente - ho scoperto divertirlo tantissimo: lo
scolapasta o l'
innaffiatoio. Si incanta a guardare l'acqua che scorre a fili, e cerca di catturarla. E' davvero dolcissimo. Così dopo una decina di minuti ci riprovo, e stavolta va ancora meglio: neanche un piantino.
Arriviamo a mercoledì scorso,
16 maggio, nella
piscinetta. Lenticchia è allegrissimo,
strilla di continuo continuando le prove tecniche di
acuti che sta esercitando da
domenica. Devo dire che le
pernacchie, con cui ci ha deliziato per un mesetto, mi mancano un po'...
Da un paio di giorni ho studiato i
due manuali, perché sabato mattina mi è arrivato "Waterbaby" per posta e sabato pomeriggio ho trovato "Aquananda" da Feltrinelli. Applico qualche
esercizio: ad esempio, porto Lenticchia al bordo vasca e gli dico "aggrappati!". E lui, incredibile, lo fa! (Naturalmente io continuo a reggerlo sotto le ascelle). Oppure lo metto a sedere sul bordo e lo avverto: "Pronto? Tuffo!". Poi lo immergo in acqua facendogli fare qualche spruzzo, ma lasciando fuori la testa. Ogni esercizio è legato ad un comando ben preciso.

Lo vedo divertito e a suo agio. Così azzardo
un'immersione... e lui, quando torna fuori, sbatte un po' gli occhi, fa la faccia schifata per un nanosecondo, poi vai di strillino! Ma niente pianti. Insomma, si diverte!!! Restiamo in acqua quasi tre quarti d'ora, alternando esercizi a giochi con l'innaffiatoio a tuffetti e qualche coccola. Facciamo altre tre o quattro immersioni. Non uscirei mai...
Dopo la doccia gli regalo un bel
massaggio completo con l'olio. Te lo sei meritato, pesciolino mio!