sabato 21 aprile 2007

Cinque mesi fa

Tuo padre arrivò la mattina alle 7 con il giornale.
Io ero stata ricoverata il pomeriggio del giorno precedente. Esami del sangue, cena leggera, camomilla e a nanna. Tutto secondo programma.
Eh sì, perché il giorno della tua nascita lo conoscevamo già da tre settimane.

Nessuna attesa delle contrazioni o della rottura delle acque, nessuna conta (dieci minuti, cinque, tre... ci siamo!), nessuna corsa in ospedale. Nulla di tutto questo. Eppure, te lo assicuro, anche un parto cesareo programmato può essere emozionante.

Verso i sette mesi ti eri posizionato a testa in su. Il contrario di quel che dovrebbe succedere. Ma tu, caratterino, hai deciso così. E lo hai deciso anche per fare un piacere a me, che temevo il parto naturale per i due interventi alla schiena subìti in passato.

Così, sapevamo che saresti nato il 21 novembre.

Quella mattina tuo padre mi scattò un paio di foto mentre leggevo il giornale in corridoio, in piedi, in camicia da notte, vestaglia e ciabatte. Due ore dopo saresti nato.

Verso le 8 un'infermiera mi preparò per l'intervento. "Poi passo per la profilassi per questa faccenda dell'endocardite batterica...".
Endoche?
"Sì, l'endocardite batterica, c'è scritto nella sua cartella".
"Io non ho la più pallida idea di cosa sia, non l'ho mai sentita nominare!".
"Sono sicura, c'è scritto, comunque ora controllo".
"Se mi avete trovato qualche malattia con gli esami di ieri voglio saperlo, ma vi giuro che io non ho mai avuto 'sta cosa!!!".

Cominciai ad essere un tantino nervosa. Quando tornò, si scusò ("c'è stato un errore") e mi diede due pillole. Le guardai con sospetto: "E queste a che servono?". "Si danno a tutte, è un antibiotico". Uhm.

Quindi arrivò l'infermiera della sala operatoria. Io nel letto, impietrita, a pensare a quel che stava per accadere. Tuo padre di fianco a me, sorridente ma teso.
"Ti amo", "ti amo".
Chissà che cosa si prova, a stare dall'altra parte della porta.

Entrammo nell'anticamera della sala operatoria e mi fecero accomodare su un lettino gelido. In fondo al corridoio, la ginecologa che mi avrebbe operata. Avevo saputo il suo nome soltanto il pomeriggio precedente, ed era il peggiore che mi potesse capitare tra tutti i ginecologi dell'ospedale. Quattro mesi dopo, sarebbe andata in pensione.
"Questa è l'endocardite batterica?", urlò con voce stridula. E dentro di me un grido soffocato: "No, cavoli, non sono io! Ci sarà stato uno scambio di persona!!". Per fortuna l'infermiera replicò subito: "No, non è lei".

Mi portarono in sala operatoria. L'equipe era in gran parte femminile, a parte un ostetrico e un ginecologo di supporto. Ero il loro primo intervento della giornata e chiacchieravano del più e del meno. Mi misero a sedere per l'iniezione nella schiena: anestesia spinale, simile all'epidurale ma più profonda. L'anestesista cominciò a inveire contro le mie vertebre: "Non trovo lo spazio!". Così, tanto per favorire il mio rilassamento... Pochi secondi dopo cominciai a non sentire più le gambe. Una sensazione agghiacciante.

"Ah, purtroppo c'è un problema". Sentiamo... "Nella sua cartella non c'è l'esame dell'Hiv, le dobbiamo fare un prelievo, serve il suo consenso". Come non c'è? Ieri l'ho portato, come tutti gli altri esami!
"Guardi, l'infermiere si deve essere dimenticato di trascriverlo. Le facciamo un prelievo, firmi qua". Pure questa...

Mi aiutarono a sdraiarmi, ormai fantoccio nelle loro mani, e mi legarono con le braccia aperte a croce. Cominciai a piangere. Finalmente la paura si sciolse... Desideravo conoscerti, ormai pochi minuti mi separavano da te, ma avevo il terrore che qualcosa andasse storto. Se avessi potuto, sarei tornata indietro per rivivermi tutta la gravidanza, giorno per giorno. Ti ho amato così tanto, dentro di me... sarebbe stato lo stesso anche fuori?
 
Sentivo sempre più freddo, le loro voci lontane e distorte, come sott'acqua. Un lenzuolo mi impediva la vista del mio corpo dal seno in giù.
Cominciarono ad armeggiare sul mio ventre. Io cercavo di capire cosa facessero, chiesi anche spiegazioni, avrei voluto sapere attimo per attimo quello che stavano facendo. "State tagliando?", "Non ancora, la stiamo preparando...".
L'anestesista era seduta di fianco a me e cercava di distrarmi. Sentivo la gola serrata, come se l'anestetico fosse salito fino alla trachea. "Non respiro bene...". Mi misero la maschera dell'ossigeno. Da quel momento i ricordi sono confusi. Ma non posso dimenticare la ginecologa che dice con tono sgradevole "ecco, mi ha inondata di liquido amniotico...". Poi un movimento ritmico, come un mattarello sulla mia pancia. Una voce indistinta annunciò: "Il sedere è fuori!".

Intuii movimenti concitati attorno al mio corpo.
"Qualcuno le aveva fatto la stima del peso fetale?", mi chiese la ginecologa. "E' un ragnetto...".
Come? Cosa?? "Dottoressa, l'ultima ecografia me l'aveva fatta lei alla 32.a settimana... allora era di 2 chili e 200, l'ha detto lei...".
Silenzio.

Ma allora sei nato. Loro ti vedono! Perché non piangi? Che cosa sta succedendo? C'è qualcosa che non va??
Non so che cosa dissi con esattezza, in quei lunghissimi secondi, ma un'infermiera mi tranquillizzò: "E' un bambino normalissimo, signora, non si preoccupi". E finalmente sentii la tua voce.

Un minuto dopo ti appoggiarono sul mio petto, davanti ai miei occhi. Non potevo abbracciarti e non riuscivo a guardarti in faccia. "Gabriele, amore mio, hai una mamma vecchia... - dissi - sono presbite, non ti vedo!". Non è la frase più romantica che una madre possa dire a suo figlio al primo incontro, lo ammetto. Ma è così che andò.

Poi ti portarono via da me: ti misero in termoculla e ti portarono fuori, dal papà. Assieme andaste nella nursery, dove saresti dovuto rimanere in osservazione un'ora. E' prassi. Intanto mi ricucivano, un'operazione interminabile. Ma il vero intoppo fu burocratico: la ginecologa era sparita senza firmare la cartella. Dimenticanza che mi costrinse a rimanere nell'anticamera della sala operatoria per un'altra mezz'ora. Ero furiosa! "Ho visto mio figlio per un minuto, fuori non hanno idea di cosa stia succedendo, è un'ora e mezza che sono qui dentro, voglio uscire!!!".

Finalmente mi portarono fuori. Tuo padre aveva gli occhi lucidi: "E' bellissimo...".

Arrivammo in camera. Ero paralizzata dal seno in giù ma la lingua funzionava benissimo. Cominciai a parlare a velocità doppia, forse per effetto dell'ossigeno. Ero ipereccitata, volevo raccontare com'era andato il parto ma volevo soprattutto vedere te. E invece tardavi ad arrivare... Mandai tuo padre alla nursery due volte, per avere notizie. "Devono aspettare che torni la pediatra, è a fare il giro delle visite, manca la sua firma...".
Ma sta bene? E' tutto ok?
"Sì, sta bene".
Quanto pesa?
"Due chili e 700".
E' piccolino... non ci saranno complicazioni?

Tenevo l'occhio fisso sulla porta della camera. Non riuscivo più a dire niente, ad ascoltare nessuno. Tuo padre mandava messaggi ad amici e parenti. E io fissavo la porta della camera.

Finché non arrivò l'infermiera della nursery con la culletta.
Dentro c'eri tu. Con la tutina azzurra, la prima che avevo acquistato per te, in agosto, nella città di tuo padre. Ci tenevo che ti affacciassi alla vita con un po' di Liguria addosso.
Dormivi, placido.
Tuo padre ti prese dalla culla con una delicatezza infinita e ti appoggiò sul letto, di fianco a me.
Ci abbracciammo, finalmente in tre, e cominciammo a piangere.

Tu, per noi, sei nato così. In quel momento.
Cinque mesi fa.

22 commenti:

  1. PlacidaSignora21 aprile 2007 17:15

    Auguri, minicùgi! :-***

    RispondiElimina
  2. emozionante, da piangere!

    RispondiElimina
  3. ...se volevi farci piangere, ci sei riuscita anche con me...


    Trascrivilo in un diario anche per Lenticchia, quando sarà grande...

    RispondiElimina
  4. ammettilo...volevi farmi piagere, vero?????

    RispondiElimina
  5. sto piangendo....e rivevendo allo stesso momento il mio di parto, cesareo anch'esso, diverso dal tuo, ma non meno emozionante.

    RispondiElimina
  6. grazie, stasera avevo proprio bisogno di un bel pianto, di quelli da emozione e non da tristezza

    RispondiElimina
  7. Che dolce.

    Pero' non cessano di stupirmi certi "addeti ai lavori" che trattano la nascita di una nuova persona come una partita di Monopoli.


    Adesso qui in Australia i genitori hanno il diritto di non separarsi dai loro bambini, in pratica hai il diritto di seguire e restare con tuo figlio ovunque lo portino. .

    Mi sembra il minimo. Veramente.


    Poi qui per i parti naturali c'e' SOLO il room in. Insomma una volta che il piccolo e' nato,se non si verifica nessun problema , resta sotto gli occhi della propria mamma ( e papa') idem se lo devono portare a fare qualche controllo.

    RispondiElimina
  8. un pianto col cuore in gola...

    :)

    che emozioni che mi hai regalato...

    che mi avete regalato...

    grazie...

    un abbraccissimo!!

    RispondiElimina
  9. Io ho avuto un cesareo un mese prima dite, e devo dire che leggendo il tuo post mi e' sembrato di riviverlo paro paro!!!L'unica differenza e' che io momentaneamente vivo in America e con l'inglese alle volte ci litigo... pensa cercare di farsi capire e di capirli in preda al panico da spinale!!! Letizia

    RispondiElimina
  10. ...mi hai commosso...:-)

    RispondiElimina
  11. Un'altra che ha pianto!

    Un abbraccio grande a tutti e tre, e buon complemese a Lenticchia.

    Rossella

    RispondiElimina
  12. che bel racconto madai, ho rivisto il mio parto, anche se il medico che ha operato me è stato invece di una gentilezza unica, tranne poi andare dai miei a dire che era tutto a postissimo tranne il fatto che aveva tirato fuori un vitellino e non una bimba :-P


    @ slim, anche nell'ospedale da noi (stessa città di madai, diverso ospedale credo) rooming in e bimbo con te da subito. Esattamente come parto naturale, ti danno bimbo per vederlo e baciarlo, poi bagnetto col papi (che aspetta fuori dalla sala operatoria ma su questo ultimo aspetto devo lavorarci, sono convinta che da qualche parte lascino il papi in sala operatoria e prossima volta lo vorrei) e intanto ti ricuciono, poi ti mettono la bimba nel letto con te e via in reparto tutti e 3 (mamma papi e bimba) insieme... noi anche coi miei che correvano dietro al lettino perchè era orario di visite :)

    RispondiElimina
  13. Viene da piagere anche a me dall'emozione...


    Gabriele.... che nome meraviglioso!!!


    Che bello che è venire a leggerti/vi!!!

    RispondiElimina
  14. Grazie per le belle emozioni che mi fai vivere leggendoti! Bellissimo racconto!

    Ho rivissuto un po' il mio cesareo di circa un mese e mezzo prima del tuo. BACI a te ed auguri al piccolo Gabriele per il suo quinto complimese

    Mariag

    RispondiElimina
  15. piantarellino di commossione..

    RispondiElimina
  16. ioelafavolamia25 aprile 2007 19:34

    Bellissimo, grazie di avermi resa partecipe di questa vostra grande emozione!

    RispondiElimina
  17. madainoncicredo28 aprile 2007 11:57

    Be', sappiate che io mi commuovo ogni volta che lo rileggo... e dire che so bene come va a finire :-)


    Una precisazione "tecnica". Anche nell'ospedale dove ho partorito io c'è il rooming in 24 ore su 24. Però in caso di cesareo, anche programmato come il mio, il bimbo viene messo in incubatrice e tenuto in osservazione nella nursery per un'oretta. Lenticchia ci è rimasto 3 ore per una serie di circostanze burocratiche. Le 3 ore più lunghe della mia vita...

    RispondiElimina
  18. Voglio ringraziartri tanto, perchè con questo blog mi hai fatto rivivere i più bei 3 mesi e mezzo della mia vita, compreso il parto che è stato molto simile al tuo, e anche i primi tentativi di allattamento, le sensazioni, la magia di essere mamma.....

    Io non ho scritto nulla di nulla e me ne pento amaramente. Mi hai emozionata tantissimo. Grazie!!!!!!!

    RispondiElimina
  19. Sto piangendo da mezz'ora dopo aver letto la tua esperienza..

    Io sono alla 18 settimana e già mi hanno detto che probabilmente dovrò affrontare un parto cesareo, ne ho molta paura ed è per quello che girovago per blog per sapere qualcosa in più.

    Che dire, ho paura di essere addormentata in quel momento e non poter vivere appieno l'esperienza della nascita del mio Ale.

    La lettura delle tue parole mi ha un po' tranquillizzata, tu sei stata paziente, se fossi stata al tuo posto avrei cominciato ad urlare per farmelo mettere tra le braccia subito senza dover aspettare nemmeno un secondo in più.

    Grazie ancora per la tua testimonianza.

    Valentina, prov di Milano

    RispondiElimina
  20. e' il racconto più bello che abbia mai letto, anche io come te ho avuto un cesareo ma a me l'hanno fatta a malapena vedere la mia cucciola, adesso a mrzo ne arriva un'altro/a ..............tanti auguri a tutti

    RispondiElimina
  21. madainoncicredo14 luglio 2009 17:25

    In bocca al lupo a voi future mamme, che arrivate qui in cerca di informazioni sul cesareo. Non abbiate paura! :-*

    RispondiElimina
  22. io lo devo fare settimana prossima e sono terrorizzata però a leggere la tua storia mi sono talmente emozionata che cerchero' di farmi forza! grazie

    RispondiElimina